Salone del Paradiso

Per antica tradizione, i cristiani chiamavano Paradiso lo spazio tra un battistero e la relativa chiesa, in allusione alla gioia di quanti, nuovamente battezzati, s’avviavano a partecipare per la prima volta all’Eucaristia. Fu probabilmente in questo senso che, come afferma Giorgio Vasari, Michelangelo definì “del Paradiso” la porta bronzea del Battistero prospiciente la Cattedrale, in un gioco di parole inteso a sottolineare l’eccelsa qualità del capolavoro di Lorenzo Ghiberti, degno del regno dei cieli.

In questa sala maggiore del Museo dell’Opera viene evocata la piazza corrispondente al ‘Paradiso’ fiorentino, delimitata a est dalla facciata del Duomo e a ovest dal Battistero. La prima facciata di Santa Maria del Fiore, mai completata e smantellata nel 1587, è stata ricostruita in base a un disegno di quell’epoca, e ciò ha permesso di ricollocare molte delle statue per essa scolpite nelle loro posizioni originali, di fronte alle porte istoriate del Battistero. Insieme a due sarcofagi romani visibili nella piazza dal Medioevo fino al Novecento e ai gruppi statuari cinquecenteschi sopra gli ingressi del Battistero, la facciata ricostituita riattiva il dialogo tra scultura antica, medievale e rinascimentale per cui Firenze fu celebre. L’umanesimo, che dà inizio all’era moderna della storia occidentale, ha qui la sua prima espressione monumentale. 


Sala della Maddalena

All’esterno del Battistero e del Duomo statue e rilievi proclamavano la fede collettiva, ma all’interno altre opere testimoniavano la religiosità individuale. Tra queste vi erano le immagini qui raccolte: la Santa Maria Maddalena penitente di Donatello e dipinti e sculture raffiguranti santi, nei quali talvolta compaiono anche i committenti in atteggiamento di preghiera.

Due ambienti attigui evocano questo universo di devozione personale: una cappella ottagonale con alcune delle reliquie del Battistero e del Duomo nei loro preziosi reliquiari, e, oltre la Maddalena, l’ampio spazio in cui è esposta la Pietà scolpita dal Michelangelo settantenne per la propria tomba. 


Tribuna di Michelangelo

Questa penultima scultura di Michelangelo testimonia la fede personale dell’artista, che secondo fonti coeve l’aveva concepita per l’altare di una chiesa romana al cui piede pensava di essere sepolto. Incominciata intorno al 1546-1547, l’opera fu abbandonata alla fine del 1555 quando Michelangelo la mutilò; l’atto distruttivo era dovuto alla frustrazione dell’anziano maestro che aveva trovato difetti nel marmo. Ricomposta, la Pietà fu acquistata nel 1671 da Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana, e collocata nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo; nel 1722 fu trasferita nel Duomo e posta di fronte all’altare del Santissimo.

Scolpita nei primi anni del Concilio di Trento, la Pietà privilegia la figura di Cristo, sottolineando l’insegnamento cattolico per cui nella Messa il corpo del Salvatore divenga realmente presente; il Concilio ribadì questa definizione dell’Eucaristia con un decreto pubblicato nel 1551, mentre Michelangelo lavorava ancora sul gruppo. Nel personaggio in piedi che sorregge Cristo - Nicodemo, uno dei due uomini che ne deposero il corpo dalla croce –, Michelangelo rappresenta se stesso: il volto commosso di Nicodemo è l’autoritratto del vecchio maestro, il cui amore per Cristo traspare nei sonetti scritti negli stessi anni, uno dei quali èriportato in questa sala. 



Orario di apertura

Gli orari di ingresso ai monumenti possono in qualunque momento subire variazioni in ragione di eventi straordinari. Il Museo rimarrà chiuso il primo martedì di ogni mese.

Biglietto online
Accedi con un unico biglietto a tutti i monumenti
Ticket

L'accesso ai monumenti è consentito entro le 48 ore dal momento di accesso al primo monumento. Con lo stesso biglietto non si può accedere due volte allo stesso monumento.

La prenotazione per la Cupola di Brunelleschi è obbligatoria. Si consiglia di prenotare l'ingresso per il Campanile e il Museo. Il servizio è gratuito.