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Questa penultima scultura di Michelangelo testimonia la fede personale dell’artista, che secondo fonti coeve l’aveva concepita per l’altare di una chiesa romana al cui piede pensava di essere sepolto. Incominciata intorno al 1546-1547, l’opera fu abbandonata alla fine del 1555 quando Michelangelo la mutilò; l’atto distruttivo era dovuto alla frustrazione dell’anziano maestro che aveva trovato difetti nel marmo. Ricomposta, la Pietà fu acquistata nel 1671 da Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana, e collocata nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo; nel 1722 fu trasferita nel Duomo e posta di fronte all’altare del Santissimo.

Scolpita nei primi anni del Concilio di Trento, la Pietà privilegia la figura di Cristo, sottolineando l’insegnamento cattolico per cui nella Messa il corpo del Salvatore divenga realmente presente; il Concilio ribadì questa definizione dell’Eucaristia con un decreto pubblicato nel 1551, mentre Michelangelo lavorava ancora sul gruppo. Nel personaggio in piedi che sorregge Cristo - Nicodemo, uno dei due uomini che ne deposero il corpo dalla croce –, Michelangelo rappresenta se stesso: il volto commosso di Nicodemo è l’autoritratto del vecchio maestro, il cui amore per Cristo traspare nei sonetti scritti negli stessi anni, uno dei quali èriportato in questa sala. 


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