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A partire dal secolo XV il Duomo fiorentino fu celebre per la modernità della musica sacra composta al servizio della sua liturgia, come pure per la bellezza dei suoi codici musicali, molti dei quali miniati da maestri famosi. Ricordati nell’Archivio dell’Opera sono musici italiani, francesi, fiamminghi e tedeschi, quali Guillaume Dufay, Antonio Squarcialupi, Heinrich Isaac, Francesco Corteccia, Marco da Gagliano, Gerolamo Frescobaldi e Luigi Cherubini. Ancora oggi, malgrado il trasferimento dei codici di maggior pregio artistico alla Biblioteca Laureziana nel 1778, l’Opera conserva un importante archivio musicale, in cui spiccano i grandi corali in pergamena, corredati da un ricco apparato di miniature.

Il nucleo di codici più rinomato è costituito dal ciclo di quattordici Graduali e diciotto Antifonari in grande formato, commissionato dall’Opera del Duomo tra il 1508 e il 1526 per coprire l’intero anno liturgico. L’aspetto più rimarchevole di questi corali è il programma iconografico, denso di riferimenti politici e civici, oltre che religiosi, culminanti nell’esaltazione della famiglia medicea offerta dalla ritrattistica e dalla simbologia, con particolare riferimento alle figure di Lorenzo il Magnifico e di suo figlio Giovanni asceso al pontificato con il nome di Leone X.

Protagonista di questa impresa è la bottega dei fratelli Gherardo e Monte di Giovanni del Fora. A Monte in particolare si deve l’esecuzione del maggior numero di figure e di storie miniate all'interno delle lettere iniziali. Altri artisti collaborarono alla realizzazione del ciclo, fra i quali Attavante degli Attavanti, Frate Eustachio e Giovanfrancesco di Mariotto.

In questa sala sono esposti a rotazione alcuni dei codici corali più significativi, aperti su pagine miniate.


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